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Corrado Veneziano ha cominciato a dipingere sin da giovanissimo.

Si è misurato in parallelo con l’attività teatrale (studiando al Piccolo Teatro di Milano e lavorando più volte come regista per la Biennale di Venezia) e con quella saggistica: pubblicando volumi – sul tema dell’arte, della espressività e della comunicazione – con importanti case editrici italiane e straniere: Laterza, Giunti, Besa, Gremese, ETS, Il Sextante, Presses universitaires de Sainte-Gemme.

Convinto di quanto la pittura (e l’arte in generale) sia sempre attraversata e si nutra di tensioni complesse, ha approfondito in modo più ampio il suo percorso di studi; con una laurea con lode a 22 anni in Lettere, e con Studi Dottorali in Arte, specializzazioni in Filosofia, Storia, Psicologia e in Lingua latina.

Ha insegnato e tenuto seminari in Università e Accademie italiane e straniere: Harvard University, Université libre de Bruxelles, Università di Lanzhou, Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio d'Amico, Luiss Guido Carli, Conservatorio Santa Cecilia.

 

Per Veneziano l’arte è dunque processo di raffinatissima matrice culturale, è luogo di ricerca scientifica e linguistica, è responsabilità etica e intellettuale. Ed è punto di arrivo e puro piacere: estetico e fisico.

 

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È per tali ragioni che Corrado Veneziano è arrivato alla sua prima mostra personale solo nel 2013. Nonostante un lavoro continuo di produzione pittorica, la mostra nasce infatti solo dopo la conoscenza e l’entusiastico sostegno di Achille Bonito Oliva (uno dei più autorevoli critici d’arte europei) e di Marc Augé, a lungo direttore dell'École des hautes études en sciences sociales e inventore del neologismo “Non luoghi”. La sua prima mostra, tenuta a Roma a giugno 2013 presso la Ecos Gallery di via Giulia, si intitolava per l’appunto “L’anima dei non luoghi”.

  

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Nel catalogo, pubblicato dalla Edizioni Ponte Sisto, Bonito Oliva non esita a mettere a confronto Veneziano con Picasso. “Se l’arte puntata sul mondo per Picasso stava a indicare un’arte <che interviene> – un’arte cioè che risponde alla negatività della storia –, è interessante notare come Veneziano abbia allargato l’uso di questo slogan. Egli ci dà la possibilità di considerare mondo anche luoghi non particolarmente qualificati, spazi che non sono stati teatro di guerra, di atti di eroismo o di tragedie (…) Quindi è interessante sottolineare quanto l’arte di Picasso puntata sul mondo è un’arte stereofonica, e quella di Veneziano è invece un’arte volutamente silenziosa: stabilisce l’acutezza della sensibilità, crea un’attenzione capillare, minimale, che si mette in movimento a partire proprio dall’uso silenzioso dello sguardo”.

Una complessa e lusinghiera valutazione è altresì offerta dall’altro contributo del catalogo, a cura di Marc Augé: “credo di poter rinvenire in Veneziano la struttura dell'artista, ma anche ciò che più profondamente gli appartiene: Veneziano svela l’ignoto in natura: la sostanza che crea la forma. La cosa importante è che ho riconosciuto nelle sue opere la mano di un artefice, il che significa trovarsi di fronte allo svelamento di una dimensione identitaria”.

Si delinea in sostanza (sin dalla prima esposizione pubblica delle sue opere) l’interesse più alto del lavoro di Veneziano: dipingere oggetti quotidiani e consueti, restituendo loro, però, una dolcezza e una profondità sorprendenti. E la produzione pittorica insiste dunque su marciapiedi, strisce pedonali, binari del tram, tombini, muri scrostati. Che diventano (pur nella fedelissima esecuzione) portatori di spiritualità e dolcezza, piacere e serenità visiva.

 

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Nel 2014, la mostra tenuta a Bruxelles (su invito dell’Ambasciata e dell’Istituto di cultura italiana: la prima in coincidenza con la guida italiana al Semestre europeo) allarga il campo della quotidianità e del gioco degli sguardi: Veneziano comincia a esporre Codici a barre e QR code, e “freccette del mouse”: entrambi sono immagini tecnologiche (fredde, ripetute, seriali) ed entrambi diventano però altro: i codici a barre editoriali (Isbn) si legano con incipit filosofici o letterari, riprendendo lingue antiche e lingue moderne, in un gioco di rimandi tra poesia e algoritmi. I QR Code sembrano antichissimi mosaici; le frecce del mouse sembrano piccoli segnali di vita (alla ricerca di vita?) in cieli sempre troppo grandi e fascinosi.

Derrick de Kerckhove (il più noto sociologo dell’arte tecnologica contemporanea) nel catalogo della mostra belga scrive che questo rapporto tra modernità e classicità “in Veneziano diventa <un’apoteosi>”: “Da una parte, vi è una estetizzazione, con la messa in risalto del banale; dall’altra, una forte carica simbolica: da lì si possono scorgere le zone più profonde delle tonalità cromatiche. Vi si rivela un mondo di creature ed esseri stregati. Si può percepire qualcosa di simile a un sentimento cosmico di questa molteplicità di possibilità.”

 

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Il passaggio dai Codici a barra ad altri simboli della modernità sembra, nello sviluppo pittorico di Veneziano, già pronto. E così le contaminazioni – con marchi commerciali, loghi, simboli – si moltiplicano, producendo risultati inaspettati: divertenti, lirici, drammatici, poetici. La “f” di Facebook si interpone nelle famose mani di contatto di Michelangelo; la mela della Apple si sovrappone alla cacciata dal Paradiso di Masaccio, la “M” di Mc Donald incombe – surreale – sull’Ultima Cena di Leonardo, la silhouette della Coca Cola nasconde in realtà, a ben guardare, donnine col burqa, malinconiche e suggestive.

 

I titoli delle mostre successive insistono dunque proprio sulla parola “Segni”, giacché Veneziano continua a dipingere segni che evocano e reinterpretano segni: reali e simbolici, segni tecnologici e poetici. 

Corrado Veneziano espone dunque nel 2015 a Parigi (nell’Espace en Cours diretto da Julie Heintz) una lunga sequenza di ISBN dedicati a Dante (nel 750° anniversario della nascita); nello stesso 2015 è chiamato dalla Tv di Stato italiana (Rai) a offrire un suo lavoro (ISBN Erodoto, Storie) come logo del 67° Prix Italia - Concorso internazionale della Tv, del web e della radio.

 

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Nel 2016 espone nella Galleria Comunale di San Pietroburgo Nevskij 8, e nel 2017 è invitato ufficialmente dal Governo cinese nella Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea di Lanzhou. Il Direttore della Galleria, Wu Weidung, scrive nel catalogo che la mostra di Veneziano "è la più interessante degli ultimi anni ospitata nella medesima Galleria nazionale".

Sempre nel 2017, Corrado Veneziano si cimenta per la prima volta con installazioni artistiche. E una di queste - "Il mare li rigetta, odiandoli" (una frase di Empedocle, scritta in greco) - vince (luglio 2017) con Paola Ricci il primo premio del concorso internazionale "Marine Litter Art". Si tratta di un concorso finanziato dall'Unione Europea e gestito dall'Associazione Mare Vivo Sicilia, in collaborazione con la Regione Sicilia e numerosi comuni dell'agrigentino, e dedicato al tema del riciclo.

 

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Il 2018 è del tutto orientato allo studio e alla preparazione di una larga serie di opere pittoriche dedicate a Leonardo da Vinci e al suo "Codice Atlantico". Si tratta di trenta opere a olio su tela, di grandi dimensioni, in cui i fogli del Codice vinciano (schizzi, progetti, appunti) vengono reinterpretati e collocati in uno sfondo celeste (blu, oro, rosa): a conferma dell'assunto centrale di Leonardo per il quale esiste una forte corrispondenza tra la attività (e la struttura biologica) umana con quella che regola le leggi cosmiche e spaziali.

Le trenta opere sono state selezionate per il programma ufficiale francese sui festeggiamenti del 500° anniversario della morte di Leonardo. La manifestazione è altresì patrocinata dalla Presidenza della Repubblica francese e realizzata in partenariato con, tra gli altri Enti, il Museo del Louvre di Parigi.

 

La mostra è stata altresì illustrata dallo stesso Veneziano (unico artista invitato) nella giornata inaugurale delle celebrazioni italiane su Leonardo, a Palazzo Chigi (13 marzo 2019) alla presenza del Presidente del Consiglio, del Vicepremier e del Sottosegretario ai Beni Culturali.

Dopo la mostra ad Amboise – tenuta dal 24 maggio al 7 giugno 2019 nella Chiesa di Saint Florentin – “Leonardo Atlantico” è stato presentato negli spazi (interni ed esterni) dell’Osservatorio astronomico di Firenze, in collaborazione con l’INAF e il Comune di Firenze; subito dopo, a Matera (dal 10 al 17 settembre con il patrocinio del Mibac), nel Museo nazionale Ridola.

Dal 20 settembre al 6 ottobre, a cura di Francesca Barbi Marinetti, Raffaella Salato e Niccolò Lucarelli, le opere sono state esposte a Milano, nella Cripta di San Sepolcro della Biblioteca Ambrosiana: la Biblioteca che conserva opere di Raffaello, Caravaggio, Tiziano, Leonardo; e che soprattutto conserva i Fogli originali del “Codice Atlantico”, a cui Veneziano si è ispirato.

Immediatamente dopo, dal 10 ottobre al 10 novembre, le 30 opere sono state ospitate nell'Istituto di Cultura a Tunisi, d'intesa con l'Ambasciata italiana e con il patrocinio e il sostegno del Ministero degli Affari Esteri. 

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