Iridescente Ulivo

Veneziano coglie la civiltà mediterranea (ma non solo questa) in quel momento di grandezza spirituale che è la comunione con la natura, con i suoi aspetti religiosi ma anche e soprattutto civili; in quei rametti carichi di frutti, ma soprattutto nella maestosità di un tronco secolare, l’artista rievoca, per via di metafora, la forza di un’umanità che ha sempre saputo risorgere dalle avversità, a cominciare dalle tante epidemie del passato. E come l’ulivo che ha scavato la roccia, si è adattato a terreni aridi, ha sopportata la siccità, ma è sempre riuscito a fruttificare potendo contare su ogni più piccola foglia e nervatura del tronco, anche l’umanità è risorta facendo appello alla sua forza morale, alla solidarietà, al concorso di ognuno per il bene comune.

La pittura di Veneziano ha un’anima letteraria; è già accaduto con il ciclo su Leonardo da Vinci, e accade ancora con questi nuovi ISBN, dove il Corano, l’Odissea, l’Antico Testamento, e altri testi classici dell’umanità, sono le fonti d’ispirazione per opere in cui la parola si fa colore e forma, unisce il suo significato all’emozione dello sguardo, completa un’intuizione artistica con un messaggio che viene da lontano ma che è ancora attuale. Come recita il Corano alla Sura An-nur, versetto 35, l’ulivo è un albero “né orientale né occidentale”. Parole che ne fanno il simbolo di un’identità comune, senza distinzione di razze o religioni, così come simbolo di pace e fratellanza.

E ancora l’ulivo, con quel suo tronco che, come scrive Omero nell’Odissea “sembrava una grossa colonna”, è un albero coriaceo, guerriero, così come lo è sempre stata l’umanità “di buona volontà”, che anche in questi giorni sta lottando contro il coronavirus. In un momento difficile come questo, l’arte non si esime dal portare un messaggio di conforto all’umanità. Anche Corrado Veneziano ha voluto far sentire la sua voce.

NICCOLO' LUCARELLI



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